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L’ amante di Lady Chatterley (D.H. Lawrence)

By , 16 ottobre, 2010, No Comment

E’ un libro strano “L’amante di Lady Chatterley”. Strano peché, comunque lo si legga, è sempre caratterizzato da un forte fattore anacronistico. Lo era allora e lo è tutt’oggi.
Quando venne pubblicato per la prima volta, infatti, la critica fu talmente efferata che venne censurato in tutti i paesi di lingua inglese.
E oggi, ciò che un tempo aveva scandalizzato e sconvolto, appare cosa minima e scontata, quasi inutile, più che normale. E cosa c’è di più tremendo nell’amore e nel sesso che la “normalità”?
Lady Chatterley è una nobildonna di vasta cultura, con una mente aperta alle divesità e ai cambiamenti. Ama l’arte, la letteratura, la poesia in ogni sua forma ed espressione. Crede fermamente che, nella relazioni,in ogni tipo di relazione, ad avere la priorità siano lo scambio appassionato di idee, le discussioni, l’accrescersi reciprocamente. In tutto questo, l’amore è solo un accessorio, il sesso una reazione primitiva, una regressione dall’ idillio creatosi tra due cervelli che viaggiano su di una stessa rotta. E’ ferma nelle sue convinzioni. Essa vaglia attraveso il cribro della ragione ogni esperienza che si affaccia alla sua vita, grandiosa, di giovane donna libera ed intraprendente. Anche nel vivere il matrimonio, Costance Chatterley usa lo stesso metro di giudizio. Ed ecco, quindi, che un’ esistenza passata accanto ad un uomo che, a causa di una ferita di guerra, non può più avere rapporti sessuali, risulta essere non solo piacevole, ma addirittura perfetta. Ma anche nelle migliori favole esistono i draghi. E una giostra che gira tranquilla, può, ad un certo punto, imbattersi in un cavallo che, libero e non aggiogato, intralcia il melodico ed armonico equilibrio che, almeno all’ apparenza, sembrava eterno.
Lady Chatterley si innamora del suo guardiacaccia, Melors, ma il sentimento che la lega all’ uomo non ha niente a che vedere con la cultura, la simbiosi intellettuale o l’ osmosi platonica. E’ un qualcosa di crudo, carnale, terreno; un istinto primordiale di cui non sospettava nemmeno l’ esistenza, di cui non credeva di avere così ardentemente bisogno. L’ erotismo diviene una priorità, un qualcosa che le serve per vivere, senza il quale tutto si tramuta in semplice e grigia esistenza. Se prima Costance si lasciava trascinare dal tranquillo soffio del fresco e delicato Zefiro, ora è un turbine che la intrappola nei suoi vortici di sensualità, piacere, di contatti che sembrano fuoco, in un continuo avvicendarsi di rapsodie che inceneriscono, ricreano e, di nuovo, immolano sull’ ara del più dolce gioco dei sensi.
I due amanti lottano contro il perbenismo di una società che, con le loro galere fatte di giudizi e morali, impediscono alle anime più audaci e immense di cercare il proprio sole e, seguendo la sua scia, di percorrere il proprio cammino. I carcerieri, gli uomini “nobili”, quelli “rispettabili”, tentano di imbavagliare un grido di purezza, di sensualità ed onestà.
Non si possono condannare i due protagonisti (e sta qui la grandezza di Lawrence!); non si possono tacciare di adulterio, se ci si rende solo minimamente conto del coraggio che questi hanno avuto nello scegliere, come propria, solo la legge dei sensi. Non si può. Soprattutto ai giorni nostri, in cui il sesso è divenuto abitudine; in cui l’ eccitazione viene considerata un “vizio normale”. In un mondo fatto di ciarpami e sepolcri imbiancati, ecco un inno all’ amore cantato con le pure e mai volgari parole dell’ erotismo.

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