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Lettera a Don Andrea Gallo

By , 1 aprile, 2011, 2 Comments

E’ difficile scriverle, sa?
Si vorrebbero raccontare tante cose, ma poi viene da pensare che sicuramente sono già state dette, magari meglio.
Anche perché, quando si scrive, si ha sempre la pretesa, o il desiderio, di creare in chi legge una sorta di malessere, quella sana sensazione di non indifferenza che fa sì che le nostre parole arrivino là dove è loro dovere andare. E quindi inizio questa lettera chiedendole scusa. Scusi se tutto quello che troverà qui di seguito sembrerà come la solita, lenta accozzaglia di banalità. Forse è vero che niente è banale. O almeno così mi hanno insegnato: quando ci sono dei buoni propositi non bisogna tener conto dell’ originalità. Ma io non sono d’ accordo, soprattutto se ci si rivolge a chi, come Lei, in questo folle e storto mondo, ha deciso di essere originale nel miglior modo possibile. Non so se leggerà mai questa lettera. E di certo, se mai troverò la maniera di mandargliela, dovrà impegnarsi non poco a decifrare la mia grafia. Le scriverò con la penna, non con il computer, per farLa sorridere nel notare che, anche chi non è in galera, conosce ancora questo “strano” modo di comunicare.
Me la vedo con il Suo sigaro, dietro la Sua scrivania (che chissà perché immagino incasinatissima), con accanto giornali, altre lettere, mille libri, il “Capitale” e il Vangelo. E secondo me la Sua forza è proprio nell’ aver capito quanto simili, in fondo, siano queste due opere immortali. Il Vangelo lo leggo spesso. Ed ogni volta, forse proprio perché mi approccio ad esso da non credente, mi stupisco di quanto rivoluzionario sia questo libro. E mi stupisco anche di come, chi si fa grande citandolo con versetti e paragrafi annessi, sia distante da lui in maniera quasi inarrivabile. E invece Lei è, per assurdo, ciò che il Suo abito ci dice. Non è atroce tutto questo? Atroce che, per essere nel giusto, si debba viaggiare “in direzione ostinata e contraria”?
Atroce che chi non è legato a questo libro, o alla religione che dice di fondarsi su di esso, non possa permettersi il diritto di fare proprio un messaggio di tolleranza, fratellanza e partecipazione che, invece, dovrebbe essere universale?
Ma in fondo io credo, citando Dario Fo, che ci siano due Vangeli, come esistono due Bibbie: quello dei potenti, piena di lustri e di oro, prezioso quanto distante, chiuso in una teca, lontano ed inarrivabile; e quello dei “villani”, semplice, povero, magari stracciato, forse a volte assurdo, ma che è vicino al popolo, che da esso si fa toccare, sfogliare, amare.

Le sto parlando con il cuore in mano, come farei con un vecchio amico: leggendo i Suoi libri mi sono sentita meno sola.
Non che io riesca lontanamente a fare tutto ciò che Lei ogni giorno regala, anche se nel mio piccolo ci sto provando, con uno stile di vita e di consumo che guarda prima al mondo e poi al prodotto.
Mi sono sentita meno sola perché ho visto i miei ideali portati avanti , non derisi o bistrattati. E questo è stata come una boccata di aria fresca: quel respiro pieno e puro che riesce a darti la spinta per correre ancora. E mi piace pensare, forse con un po’ di superbia, che in questa corsa Lei stia anche accanto a me.
Io di certo Le sono vicina: la mia voce, se e quando vorrà, sarà accanto alla Sua per urlare e svegliare questo mondo storto dalla sua atroce indifferenza.
La mia corsa è meno importante della Sua, più piccola e, forse, più inutile. Ma sapere di avere, anche se idealmente e da lontano, Lei dalla mia parte, rende il traguardo più vicino.
La ringrazio Don.
Vorrei farlo a nome di tutti, ma non credo di potermi arrogare questo diritto.
Così, a nome mio, Le stringo la mano e La abbraccio forte.
Magari, un giorno non lontano, avrò l’ onore di incontrarLa. Vorrei, allora, che Lei mi offrisse un sigaro. Io Le porterei una bottiglia di vino rosso e insieme, senza dire nulla, ascolteremo “Creuza de Ma”. E’ una canzone che parla di Faber, di Genova e, quindi, anche di Lei. Con affetto immenso e profonda stima, La saluto.
Sinceramente,
Sara.

p.s. Le allego una lettera che l’ anno scorso, in occasione del suo compleanno, ho scritto idealmente a Fabrizio De Andrè. Vorrei che l’ avesse Lei, come amico di Faber, come persona che fa vivere, con il suo operato, le canzoni e gli ideali di questo grande uomo.

p.p.s Il mio animo di atea mi impone di farLe una contestazione. Quando, nel Suo ultimo libro, Loris Mazzetti Le domanda di provare l’ esistenza di Dio, Lei chiede, a sua volta, di dimostrare la non esistenza. Ecco, io Le rispondo che ONUS PROBANDI INCUBIT EI QUI DICIT. :)

2 Responses {#}
  • luca amerberg

    e non gliela hai recapitata lo farei io per te anche se lo dovessi raggiungere in cima ad una montagna a piedi,,,,ma lui anche se non l’ha letta l’apprezza..e’ bellissima,,,

  • balzeranosara

    Ciao Luca!

    Caspita, ho letto il tuo commento solo adesso… T.T
    La lettera è stata spedita… E lui mi ha anche risposto!! Quando ho visto il postino con in mano la busta intestata “Comunità San Benedetto al Porto” per poco non lo bacio in fronte!!

    Grazie mille.

    Un saluto!

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