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Per Gianfranco

By , 17 ottobre, 2010, 2 Comments

Millanta amori la storia ha cantato
con poeti, scrittori, versi e poesie;
poemi composti che il fato ha donato
come regali d’incanti e magie.
Bisogna esser grandi per dire di storie
che niente hanno, sembra, d’umano,
ma meglio anche di eroiche vittorie
fan battere il cuore e tremare la mano.

Parliamo di quando due anime aperte
pronte ad accogliere piena la vita
si trovano invece di gioia scoperte
e sofferenti per una trista ferita.
Un morbo strano, senza causa apparente,
che prima non dava sintomo alcuno
e che d’improvviso assale la mente
e né cuore né stomaco lascia digiuno.

Colpisce principi, re, cavalieri
per lui la classe non fa differenza;
arriva da servi, cuochi, scudieri
senza né inchino né riverenza.
Di maghe e regine bussa al battente,
son sue principesse, schiave, gran dame:
quando contagia gli è indifferente
trovarsi di fronte nobildonne o puttane.

Gente di fama, di gloria e potere,
che della storia il trono ha calcato
ha visto abolito ogni volere
ha avuto il cuore e il corpo aggiogato.
Né armi né scudi qualcosa han potuto
contro una forza tanto ammaliante,
nemmeno di Odino il destriero forzuto
sarebbe scappato abbastanza distante.

Lancillotto del lago da esso fu avvinto
andando contro ogni ideale
e in lui la ragione divenne l’istinto
in lui si confuse il bene col male.
Sorte più atroce conobbe Abelardo
grand’uomo di culto, libri, parlare
in pieno petto colpito dal dardo
che sfianca, uccide ma non fa sanguinare.

E così Cyrano lo spadaccino
che ad ogni stoccata recitava poesia
che spesso alla morte era andato vicino
deridendo, beffando e cacciandola via,
conobbe un giorno il sole che scalda,
che sol da lontano si può rimirare
che rende la vita felice e gagliarda
che per gioco crudele non si fa avvicinare.

E ciò che la spada mancò di missione
compì una notte dolce e stellata,
dei versi, un’ombra, un alto balcone
sospiri di donna da altro baciata.
Ma ormai il cuore aveva votato
la mente, il corpo alla sua bella dama
e pur di vederla sarebbe spirato:
colpito alle spalle, ma non da una lama!

Di uomini illustri abbiamo contato
che furon di un tempo molto remoto
che gesta ed imprese ci han regalato:
nulla di loro è passato all’ignoto!
E ora che Crono ha fatto il suo corso
vedendo anni e anni passare
ancora quel morbo ci prende nel morso
nessuna fuga possiamo sperare.

E come allora il povero e il ricco
risultano uguali nel loro potere,
che volino in alto o che cadano a picco
l’unica cosa che posson sapere
è che quando giunge deciso il momento
nulla di certo possono fare
né serve alcun grido né alcun lamento
né il destino si lascia evitare.

Se alcuna difesa creare han potuto
uomini forti e anche potenti
e donne e fanciulle che da sempre han saputo
gli immensi segreti dei grandi sapienti,
tu dimmi se io che nulla so fare
che non conosco alcuna magia
che a malapena so raccontare
i segreti e i dubbi dell’anima mia

Tu dimmi dunque quale invenzione
avrei potuto da sola creare,
o quale strana e impavida azione
sarei stata in grado di fare
qualora io avessi deciso
di evitare il male suddetto
se con un gesto breve e conciso
avrei cambiato del fato l’aspetto.

Ma ride il mio cuore di quel che è successo
ride felice di questo contagio:
perché così gli è stato concesso
di avere per vero quel suo presagio.
Quella cosa che sempre, sempre sentiva
che sperava sarebbe un giorno avvenuta
ma che spesso poi percepiva
come labile fiamma minuta.

Credeva purtroppo di non meritare
quello che i libri han sempre cantato
ed era inutile stare a cercare
ciò che per lui non sarebbe mai stato.
Ma ecco che arriva un giorno d’inverno
lo strano male che bussa al portone
sarebbe entrato per stare in eterno
stanziatosi lì con uno strattone.

Capisci ora di cosa ho parlato
con le parole un poco giocando
dando uno sguardo illustre al passato
dello strano morbo contando?
La malattia colpisce nel cuore
entra a forza, ci lascia storditi
ma quando se n’è avuto il sentore
abbiamo i voleri tutti esauditi.

La vita ci appare fiaba stupenda
il sole ci bacia pieno nel viso
è come se la nostra vicenda
fosse degna del paradiso.
Solo una cosa a volte ci pesa
lasciandoci addosso un po’ di tristezza,
abbiamo l’anima nostra sospesa
sentiamo il gusto dell’amarezza.

Una volta che siamo dal male colpiti
Soli nell’ombra non possiamo più stare
da braccia amate vogliam esser carpiti
vogliamo qualcuno che ci possa scaldare.
La nostra mente più non comanda
né corpo, né anima, nulla di noi
poiché anch’essa forte domanda
quei desideri che sono anche suoi.

E dopo questo lungo parlare
in rima, con strofe e pure con versi
è giunto il momento di confidare
come i miei pensieri siano ormai persi.
L’alba mia sei diventato
il sole che scalda col primo raggio
un sogno che ormai si è ridestato
come uno gnomo all’ombra d’ un faggio

Ti prego scusa questo mio ardire
so di non essere un vero poeta
e spero solo che questo mio dire
sia arrivato infine alla meta.
Perché per dirti quello che provo
ho usato un modo davvero un po’ strano…
Ogni remora alfine rimovo:
“Sa solo Dio quanto ti amo!”

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2 Responses {#}
  • Gianfranco

    A regalo più bello non si può aspirare. Obrigado.

  • Qualcuno

    E si sà: La soppressata fa questo effetto. Una volta che l’hai provata, ne diventi schiavo! Specialmente quella calabrese. Ode alla salciccia e alla soppressata, quindi! Questo amore te l’ha fatto conoscere Gianfranco. Ed ovviamente l’hai dedicata a lui, ma ovviamente il soggetto è sempre quello :)

    Inno alla soppressata!

    Chissà chi ha scritto questo commento…

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